mercoledì 5 dicembre 2012




LA LEGGENDA DI NGATOROIRANGI
Claudio Foti


I resoconti Maori più antichi riportano di un uomo chiamato Ngatoroirangi, a tohunga (alto sacerdote) che guidò la canoa Te Arawa fino alla Nuova Zelanda dalla leggendaria Hawaiki, la terra ancest

rale culla della civiltà Maori. Operò presso il Taputapuatea marae come sacerdote e navigatore ed era noto per le sue capacità e il suo status. Fece vari viaggi dalla leggendaria isola di Hawaiki e divenne nel tempo un sacerdote dotato di un mana molto potente.
Le genti di Ngati Ohomairangi si divisero in due schieramenti e, dopo varie battaglie ad Hawaiki, queste due divisioni presero parte alla migrazione verso Aotearoa (Nuova Zelanda), e cominciarono a costruire due grandi navi: Tainui e Te Arawa.
Una volta completate le grandi canoe Ngatoroirangi, chiamato anche Ngatoro-i-rangi, fu messo a capo della Tainui per condurla da Hawaiki fino alla Nuova Zelanda. Le due canoe poi furono legate l’un l’altra per completare i primi test marini prima della partenza.
Tuttavia, Ngatoro-i-rangi fu convinto da Tama-te-kapua a salire a bordo dell’altra canoa, Te Arawa, insieme a sua moglie per celebrare gli ultimi rituali atti a far si che la canoa fosse pronta per la navigazione in mare aperto. Nello stesso istante Tama-te-kapua ordinò alla ciurma di partire verso il argo rapendo di fatto Ngatoro-i-rangi e sua moglie.
Durante il viaggio Kearoa, la moglie di Ngatoro-i-rangi, fu insultata da Tama-te-kapua. Così Ngatoro-i-rangi evocò una tempesta per spingere la grande canoa verso Te Korokoro o Te Parata (La gola di Te Parata), un gorgo oceanico. Solo quando le grida di donne e bambini raggiunsero l’apice Ngatoro-i-rangi fu colto da pietà e scacciò la tempesta aiutando al contempo la canoa a riemergere sana e salva dal gorgo.
Una volta su Aotearoa Ngatoro-i-rangi lasciò la grande canoa a Te Awa o te Atua (nei pressi di Matata) e si inoltrò all’interno. Dove camminava emergevano sorgenti d’acqua dolce. Sorgenti ancora visibili, come quelle intorno al lago Rotorua e quelle nei pressi di Tokaanu. Dispiegò anche i patupaiarehe (una sorta di spiriti umani) sulle colline.
Nelle pianure vicino Tarawera, Ngatoro-i-rangi combattè contro Te Tama-hoi, un demone (atua) che cercò di distruggerlo con incantesimi malvagi, ma Ngatoro-i-rangi, grazie al suo possente mana, lo sconfisse e lo sprofondò con un piede nella montagna aprendo un crepaccio, seppellendolo lì sotto. Ancor oggi si crede che la grande eruzione del vulcano Tarawera, avvenuta nel 1886, sia stata causata da Tama-o-Hoi, che era ormai stanco di essere intrappolato sottoterra.
Ngatoro-i-rangi si diresse poi a Taupo-nui-a-Tia (Lago Taupo), e guardando a sud decise di inerpicarsi sulla montagna più vicina, Tauhara per avere una visione globale del luogo e decise di chiamare la montagna Tongariro (letteralmente “guardando a sud”), poi fu colto da una tormenta di neve. Fu qui, nell’odierno Tongariro National Park, che Ngatoroirangi quasi in cima fu avvolto da un freddo intenso e temette di morire. Pregò le sue sorelle Te Pupu e Te Hoata, e invocò il loro aiuto.
Queste arrivarono dalla loro “casa spirituale” sotto il mare e lo raggiunsero in forma di fuoco. Quando fecero una pausa nella loro risalita formarono le sorgenti termali che sono visibili ancor oggi.
Ngatoroirangi fu salvato dal loro intervento e le attività geotermiche divennero da allora di grande conforto per gli abitanti di Aotearoa (Nuova Zelanda).
Infine, questo essere umano dalle connotazioni mitologiche, ritornò alla grande canoa per celebrare i riti propiziatori in vista del nuovo viaggio. Quando però Ngatoroirangi tornò a Hawaiki, si trovò a dover affrontare Manaia che sconfisse nella battaglia di Ihumoto-motokia. Poi ancora una volta partì e ritornò a Aotearoa e fortificò l’isola Motiti, dove però fu attaccato, ancora una volta, da Manaia che questa volta, con tutti i suoi uomini, morì sotto gli incantesimi di Ngatoro-i-rangi.
La leggenda vuole che una volta vecchio Ngatoro-i-rangi cercò di raggiungere Kawhia per incontrare suo cugino Hoturoa che comandava la grande canoa di Tainui, ma non vi arrivò mai. Molti anni dopo le sue ossa furono trovate nel fiume Waikato con il suo tamoko (tatuaggio facciali) ancor ben identificabile. Le sue spoglie furono sepolte in un luogo imprecisato, forse sull’isola di Kawhia o su quella di Motiti.

martedì 12 aprile 2011

Allarme: Sito Haarp Irraggiungibile





Parlare di Haarp a chi lo conosce è semplice. Parlarne a chi ignora la sua esistenza è praticamente impossibile. Questa nota è solo per i primi, i secondi la prendano come spunto per cominciare a conoscerlo, se ne avranno il tempo.

In diversi casi l'osservazione dei grafici di Haarp(spectrum monitor uhf 1-30) ha mostrato alcune strane anomalie che da alcuni sono state interpretate come azioni deliberate delle antenne per creare terremoti nel mondo. Secondo costoro la mancanza di dati, perché cancellati, o un’attività intensa e prolungata di Haarp sarebbero anticipazioni di circa 4-5 giorni di catastrofi immani come i terromoti e gli tsunami.

Secondo molti siti, quasi tutti anglofoni, il terremoto in Giappone è stato previsto studiando l’attività dei grafici di Haarp. Informazioni queste che Haarp, essendo pagato con soldi pubblici, è costretto ha rendere disponibili al pubblico. Così pian piano, negli ultimi tempo gruppi di persone del web hanno cominciato a tener  d'occhio le attività del grafico Haarp Spectrum Monitor WaterFall chart che si trova sul sito ufficiale. Basta fare un salto indietro per visionare i grafici precedenti ad alcuni terremoti: L’Aquila, Haiti, Thailandia, Giappone, e rendersi conto che una serie di coincidenze esiste davvero. Insomma tutti sembravano in grado di poter predire un terremoto in base ai grafici di Haarp. I criteri per distinguerli sarebbero, secondo molteplici siti americani e utenti di youtube, la colorazione giallastra dell’attività di Haarp, la durata di quella verdastra e last but not least la mancanza di dati vera e propria. Tutto ciò era possibile però solo fino ad alcuni giorni fa. Ora è cambiato tutto. La novità allarmante, mai accaduta sino ad ora, è la totale mancanza di disponibilità del sito web Haarp. Sito che è stato possibile visionare solo fino  al 3 Aprile. http://www.haarp.alaska.edu/ ecco il sito ufficiale irraggiungibile e qui c’era la pagina “profetica” http://maestro.haarp.alaska.edu/cgi-bin/spectrum/getchart.cgi perché, se tutto era una semplice coincidenza nulla è più visibile? Un utente di youtube che aveva "predetto" i terremoti attraverso le osservazioni dei tracciati e da quando si era sparsa la voce in molti li avevano scandagliati alla ricerca di scampo.  Gli ultimi dati visionabili del sito Haarp erano caratterizzati da un attività estremamente alta, la più grande fino ad ora osservata. Ma ormai nulla è più visibile e il sito risulta irraggiungibile da ogni parte del mondo e con qualsiasi browser. Dopo aver lanciato l’allarme anche l’utente di youtube sembra scomparso nel nulla. Le ultime sue parole sono state quelle di un catastrofico terremoto nel Midwest americano. Fantasie?
Chi vivrà vedrà….

venerdì 1 aprile 2011

Bendanti: Terremoto a Roma 11 maggio 2011! 2


LA MISTERIOSA PREVISIONE SU ROMA
In numerosi siti è stata pubblicata la notizia di un tremendo terremoto nel 2011 in Italia e precisamente a Roma e per le aree limitrofe esattamente il giorno 11 maggio 2011, e di un altro di dimensioni ancora più apocalittiche per il 5-6 aprile del 2012. Benadandi avrebbe anche affermato che in quella data parecchi terremoti colpiranno a macchia di leopardo tutta la Terra. La notizia, chissà perché, si è saputa però soltanto di recente, e molto tempo dopo la scomparsa di Raffale Bendandi. Nessuno però riporta la fonte esatta da cui proviene. Dobbiamo crederci? Dal momento che Bendandi è morto oltre trenta anni fa, l’unica fonte a cui cercare di attingere un po’ di luce è l’associazione La Bendandiana, che custodisce tutti i documenti manoscritti del sismologo.
Durante la trasmissione Voyager di Raidue intervista la Lagorio, presidentessa dell’associazione ha rivelato: “Bendandi aveva deciso di bruciare i suoi manoscritti, ma poi ha avuto un ripensamento. E proprio alcuni dei documenti con le sue previsioni per il 2011 erano stati prima gettati nel fuoco e poi salvati. Non si sa chi lo ha fatto, ma la persona si è pentita del suo gesto e quei documenti sono quindi giunti fino a noi. Nelle carte di Bendandi relative al 2011 sono contenuti numeri e considerazioni, sempre in forma numerica”.  Poi inoltre ha detto: “Nei documenti relativi al 2011 non si trova invece nessun riferimento a luoghi o date precise, come quelle che sono state riportate su Internet. Le notizie su un presunto terremoto previsto per l’11 maggio 2011 a Roma sono quindi destituite di ogni fondamento”. Ma va osservato che prima sostiene che ci sono numeri e considerazioni in forma numerica e lascia intendere che sono pagine criptiche. Quindi non ci sentiamo di escludere a priori che il sismologo avesse indicato proprio queste date. A chi sostiene che le previsioni di Bendandi sono sempre state nell’arco di alcuni mesi, massimo un anno, e non per il lungo periodo, e che sia inverosimile pensare che abbia fatto delle predizioni addirittura ad alcuni decenni di distanza dalla sua morte, rispondiamo semplicemente citando ancora le parole della presidentessa dell’associazione La Bendandiana “Nei documenti relativi al 2011 non si trova invece nessun riferimento a luoghi o date precise, come quelle che sono state riportate su Internet…” 

CIARLATANO O GENIO?
Insomma nell’ottica di un’analisi completa su un uomo così osteggiato dall’establishment scientifico, prima premiato da Mussolini e poi da lui stesso messo a tacere perché troppo pericoloso che significato hanno tutti i riconoscimenti che ha ottenuto in vita?
Fu eletto membro della Società Sismologica Italiana, dell'Accademia Torricelliana di Scienze e Lettere e della Artis Templum.
Fu nominato da Giovanni Gronchi Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana,
Faenza gli ha dedicato una Scuola Media
Ed ha avuto l’onorificenza Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

Insomma il mistero su Raffaele Bendandi e sulle sue teorie rimane nebuloso e criptico. Cosa succederà l’11 maggio 2011 o un paio di giorni dopo, visto che a volte ha sbagliato la sua previsione di poche ore, non siamo in grado di dirlo.
La cosa più sbagliata però sarebbe chiudere gli occhi.

Pare che Bendandi aveva sviluppato un metodo che teneva conto anche degli allineamenti planetari (non si capisce bene se tenendo conto solo degli influssi gravitazionali o anche dei campi magnetici). Portando un simulatore planetario alla data dell 11 05 2011 abbiamo un allineamento in linea retta tangente rispetto all'orbita terrestre di: saturno terra mercurio venere marte giove (e urano poco spostato).
Il 15 si aggiunge alla linea anche la luna.


Per chi volesse approfondire:
Raffaele Bendandi, (1931). Un Principio Fondamentale dell'Universo, S.T.E., Faenza, 300pp.
Tiziano Cantalupi, (1982). Il terremoto si può prevedere, Ed. Atanor, Roma;
Cristiano Fidani, (2004). 6 relazioni sulle previsioni di Raffaele Bendandi, Comune di Faenza, 84pp.
Cristiano Fidani, (2005). Ipotesi sulle Anomalie Elettromagnetiche Associate ai Terremoti, Libreria Universitaria Benedetti l'Aquila, ISBN 8887182088 300pp.
Cristiano Fidani, (2006). Raffaele Bendandi (1893-1979), Lo Scrittoio: articoli
Cristiano Fidani, (2006). Previsioni Meteorologiche ed Elettromagnetiche, Lo Scrittoio: articoli
Raffaele Bendandi, (2006). Le Stelle soli dell'infinito, a cura di Cristiano Fidani, EDIT Faenza, ISBN 888152144X 271pp.
Cristiano Fidani, (2006). On electromagnetic precursors of earthquakes: models and instruments, IPHW June 17, Bologna, pp.25-41.
Mazzucato Michele T., (2007). Raffaele Bendandi, Fondazione Giorgio Ronchi, ISBN 8888649158, 32pp.
Cristiano Fidani, (2008). Le previsioni di Raffaele Bendandi ispirate dal grande terremoto, 1908 – 2008 Scienza e Società a cento anni dal Grande Terremoto, Reggio Calabria 10/12 dicembre 2008, pp.60-61.

giovedì 31 marzo 2011

Nan Madol parte 5



Ma allora cosa c'è a Nan Madol? O meglio cosa c'era?
La battaglia dell'establishment accademico che cerca di affermare l'impossbilità  di un contatto fra la vita terrestre e quella extraterrestre, è  una battaglia persa. Esiste infatti tutta una serie di indizi che suggeriscono come la Terra sia già stata visitata, in passato, da forme di vita aliene. Per cui, invece di blaterare, adducendo l'infallibilità della scienza umana, sulla impossibilità di un tale evento, si farebbe meglio a provare a spiegare, per fare un esempio, quale civiltà umana possa aver edificato il basamento del tempio di Baalbek, in Libano, squadrando e posando  blocchi di roccia enormi(e lo vedremo prossimamente), che neppure con tutta la moderna sofisticata tecnologia noi saremmo in grado di fare. Forse non era così lontano dal vero  Erich von Däniken quando sosteneva che non solo gli extraterrestri siano già stati qui varie volte ma anche che i loro discendenti siamo proprio noi. Magari non  la loro discendenza diretta, ma il frutto di una selezione e di una ibridazione da parete di piccoli gruppi di alieni, giunti sulla Terra in lontane epoche storiche o, meglio, preistoriche.
Nan Madol, dunque era un avamposto? Non lo sappiamo e formulare questa domanda ci porta a sorridere silenziosamente. 
Cosa era allora?


Oggigiorno non sappiamo se vi era qualche cosa di vero nelle teorie del colonnello Churchward; se cioè, Nan Madol fosse una delle tante vestigia del mitico continente scomparso di Mu, terra madre delle civiltà umane. Queloo che è certo è che il mistero di questo gigantesco complesso megalitico proteso tra la montagna e il mare, nel quale in parte si inabissa; e abbandonato, chissà in qualche epoca, in una maniera tanto repentina quanto definitiva, in questo ricorda molto la fabbrica dei Moai dell’Isola di Pasqua, pardon Rapa Nui. Altri siti archeologici anomali - come il "muro" di Bimini nelle Bahamas, per esempio; o come il complesso sommerso di Yonaguni che abbiamo già analizzato, scoperto solo alla fine degli anni Novanta del Novecento (che alcuni archeologi datano fra il 4.000 e l'8000 a. C., rivoluzionando tutte le nostre certezze), sembrano indicare una diversa distribuzione delle terre emerse in epoche dimenticate e, probabilmente la presenza di misteriose civiltà delle quali non sappiamo quasi nulla. Noi possiamo fare soltanto una cosa, continuare a indagare senza paraocchi e senza pregiudizi; senza quindi scartare a priori nessuna possibilità come fa l’establishment culturale in ossequio alle certezze "ufficiali" degli storici e degli archeologi.

domenica 27 marzo 2011

Bendanti: Terremoto a Roma 11 maggio 2011!



Bendandi genio o ciarlatano?
Cosa accadrà l’11 maggio 2011 a Roma?

Chi ha conosciuto Raffaele Bendandi negli ultimi anni della sua vita, lo ricorda come un vecchietto asciutto, vivace, con uno sguardo penetrante nel quale affiorava una luce sottilmente ironica. La sua passione più vera fu l'astronomia e questa disciplina gli permise di elaborare originali teorie sismologiche ed astrofisiche destinate a dargli una fama che, travalicando i confini della sua terra, lo rese noto al mondo intero.
Nella sua vita Bendandi dovette subire l'ostracismo, anzi una vera e propria censura e persecuzione da parte dell'establishment scientifico italiano dagli anni Trenta in poi. Se da una parte autorità nella materia come il celeberrimo Padre Alfani ammirarono e difesero la sua opera, dall'altra vi furono sismologi (come il prof. Agamennone) che richiesero l'intervento delle autorità e, sotto la dittatura fascista, Bendandi venne formalmente diffidato in prefettura dal pubblicare le sue ricerche e le sue previsioni.
Tuttavia la precisione delle previsioni bendandiane è sorprendente ed è talmente esatta da giustificare ricerche serie e rigorose sul fondamento delle sue teorie.
Raffaele Bendandi nato a Faenza il 1893 e morto, sempre a Faenza, in circostanze misteriose nel 1979, sosteneva di poter prevedere i terremoti. Oggi, l’8 marzo 2011 decine di siti hanno pubblicato la notizia secondo cui Bendandi avrebbe previsto due disastrosi terremoti a Roma, uno l’11 maggio 2011 e uno, ancora più distruttivo, il 5-6 aprile 2012. Ma come possiamo essere sicuri che tutto ciò si verificherà? Bendandi era davvero in grado di prevedere i movimenti tellurici? Nei suoi documenti ci sono le profezie su due terremoti romani del 2011 e del 2012?
Siamo di fronte a una sorta di genio nato il 17 ottobre 1893, figlio di un'umile famiglia, che frequentò le scuole elementari, un corso di disegno tecnico e fu apprendista da un orologiaio. Come il famoso scrittore americano H.P. Lovecraft a soli 10 anni era già esperto di astronomia e geofisica, e si era fabbricato da solo alcuni strumenti tecnologici. Bendandi per guadagnarsi da vivere scolpiva il legno. Si iscrisse a una scuola per diventare intagliatore di candelabri e di statue sacre e durante la Prima Guerra Mondiale fu meccanico in una squadriglia di idrovolanti.
Raffaele Bendandi sosteneva l’origine cosmica dei terremoti. Per analizzare le sue teorie partiamo da un video d’epoca, trasmesso in un telegiornale, in cui Bendandi, affermava: “L’origine dei terremoti secondo la mia teoria è prettamente cosmica. Secondo dati da me raccolti e controllati il sisma avviene quando nel giro mensile di una rivoluzione lunare l’azione del nostro satellite va a sommarsi a quella degli altri pianeti”. L’intervistatore domanda incuriosito: “Quindi sarebbero prevedibili i terremoti?” E Bendandi risponde in maniera precisa e chiarissima “Prevedibili esattamente”.  Bendandi spiega che, così come il mare si muove assecondando l’attrazione esercitata dalla Luna, lo stesso avviene anche per la crosta terrestre. La Luna, il Sole e gli altri pianeti del sistema solare provocherebbero per Bendandi rigonfiamenti della superficie terrestre e, quando le loro forze si sommano, scatenerebbero i movimenti tellurici. Se in questo modo è possibile individuare una data precisa, quello che rimane difficile capire è come poter individuare il luogo esatto ove questi terremoti si verificherebbero.
Nel 1920 Bendandi elaborò la teoria “sismogenica”, successivamente la sviluppò lavorando in una sorta di mini laboratorio posto in una profonda grotta dell'Appennino toscoromagnolo. Lo scienziato trasse ispirazione per la sua teoria dalle passeggiate fatte lungo la battigia, mentre era di guardia durante il servizio militare: nel 1919 ritenne che la crosta terrestre, così come le maree, è soggetta agli effetti di attrazione gravitazionale della Luna. La sua ipotesi per la previsione dei terremoti, non riconosciuta dalla comunità scientifica, anche perché egli non ne volle mai fornire un'esposizione formale, è basata sull'idea che la Luna, gli altri pianeti del sistema solare e lo stesso Sole siano la causa dei movimenti della crosta terrestre, che effettivamente si deforma e pulsa con tempi e ritmi dipendenti dalla posizione dei corpi celesti all'interno del sistema solare. Nei suoi studi Bendandi sfruttò anche una profonda grotta nella vallata del Rio Senio dell'Appennino tosco-romagnolo per avere la conferma dell'influsso planetario attraverso un inclinometro. Per rispondere alla domanda iniziale possiamo soltanto dire che in occasione del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915, si accorse che il 27 ottobre dell'anno precedente aveva lasciato un appunto in cui prevedeva che si sarebbe verificato. All’epoca Bendandi aveva solo 22 anni. Il 23 novembre 1923 davanti al notaio di Faenza decise di far registrare una profezia: “il 2 gennaio 1924 si verificherà un terremoto nelle Marche”. Ma sbagliò. Di soli due giorni. Il Corriere della Sera gli dedicò comunque la prima pagina, chiamandolo “colui che prevede i terremoti” e la sua fama mondiale ebbe inizio. Riportiamo qui di seguito l’intero articolo di Alvi Geminello:
BENDANDI, L' UOMO CHE ANTICIPAVA I TERREMOTI
Degli italiani potrebbe dirsi, e con molta ragione, ogni male e forse anche qualche bene, ma quanto sorprende chiunque è la maniera testarda e il genio nell' essere strani di alcuni tra loro. Come fu il Raffaele Bendandi, ottantenne volentieri incazzoso, fronte pur alta ma divisa da una papalina che gli proteggeva la calvizie dal freddo, macchie di unto ataviche sui pantalonazzi, mai in cravatta, per le mani cartigli di conti a sei cifre scritti fin nel minimo angolo di carta, e gli occhi celesti che tagliavano l' aria da sopra gli occhiali in scivolo perenne sul nasone. Era interpellato dalla Rai Tv a ogni terremoto, nel camice grigio da tipografo tutto striato dal nerofumo del cilindro sismografico, sempre affaccendato. Bendandi era un autodidatta faentino e scontroso, ma nei comunicati prevedeva il dove e il quando di universi terremoti planetari; e ci prendeva molto. Almeno quanto bastava per ricordarsi, ad ogni sommovimento, che lui l' aveva detto e andarci in pellegrinaggio proprio come nel Medioevo da un santo medievale. Anche perché il percome delle sue previsioni lui non lo spiegava mai. Eppure gli pareva elementare: la cagione dei terremoti non sia da cercarsi sotto ma sopra la terra: nelle forze di attrazione dei pianeti e del sole. Le simpatie dei corpi del sistema solare e il loro attrarre più o meno la terra nei suoi luoghi fragili o instabili spiegavano tutto. Anche la dolcezza burbera e solitaria, che commoveva il cuore, di chi non s' era fatta una famiglia e però si sentiva respirato dal Sole e dai pianeti con tenero amore. Il nostro Bendandi era nato il 17 ottobre del 1893, figlio di contadini poveri e perciò studente fino alla sesta elementare, e però dodicenne tanto geniale da costruirsi un suo telescopio. Quindi apprendista da un orologiaio, che tuttavia, per gelosia di mestiere, gli faceva fare solo il fattorino. Eppure il piccolo Raffaele imparò ad avere le dita così morbide da accomodare tutto e di notte guardava le stelle, calcolava, testardamente si persuadeva: i terremoti erano attrazioni planetarie. Licenziato s' iscrisse alla Scuola d' Arte e divenne intagliatore di candelabri e statue sacre per le chiese dell' Emilia. Dopo il terremoto di Messina si costruì anche un sismografo; e per pendolo, invece del piombo che non poteva permettersi, usò un busto di creta di Seneca impiccandolo. Ai Faentini parve matto anche se non da bendare, soprattutto quando iniziò a voler leggere tutti i giornali che costavano cinque centesimi l' uno. Gli servivano per le notizie di terremoti. Venne la Grande Guerra; si ritrovò meccanico in una squadriglia aerea. Ma poteva preoccuparsi di guerre, per quanto grandi, chi come lui s' era già meravigliato stimando avvenuta nel 10431 prima di Cristo la sommersione tellurica del continente di Atlantide? E aveva previsto inoltre un' altra fine del mondo, certissima, per la primavera del 2521. Uno così poteva badare solo ai terremoti d' influsso planetario. Ed iniziò coi suoi rudi ma efficienti apparati a far concorrenza ai sismologhi ufficiali, diramando pure comunicati «Ieri i miei strumenti alle 20.36 hanno segnalato scosse con epicentro 123 chilometri ad est di Tahiti». La stessa notizia arrivava poco dopo confermata dagli osservatori tedeschi e giapponesi. E lo stravagante ci prendeva anche, di molto prima. Al punto che se ne incuriosì il direttore Albertini, che mandò a intervistarlo un inviato. Era Otello Cavara, ufficiale aviatore con Bendandi, che, il 22 novembre 1923, davanti al notaio Savini di Faenza dichiarò che il 2 gennaio si sarebbe verificato un fenomeno sismico nelle Marche. Fu così che il 4 gennaio in terza pagina del Corriere della Sera uscì l' articolo: «L' uomo che prevede i terremoti». Tal Agamennone capo dell' osservatorio sismico di Roma aveva già ammesso il nostro nella società sismologica italiana. Ma dopo quell' articolo la scienza accademica non poté che detestarlo, ferita nella vanità da un autodidatta. Bendandi se ne incollerì, e soffrì che una sismologa di anca nervosa non lo volesse più per fidanzato. Se ne offese: smise di andare nella capitale. Nemmeno i preti gliela rimediarono. Il cardinal Maffi dell' osservatorio di Pisa non lo ricevette. «Ma domani sarete voi a chiamarmi» ... puntuale arrivò una scossa di terremoto, il giorno dopo nel Pisano. Più pratici gli americani e il libero mercato: nel 1925 Thomas Morgan della United Press stipulò regolare contratto in cambio della sua collaborazione. E Bendandi poté smettere il mestiere d' artigiano con cui aveva campato fino ad allora. Nel 1927 Mussolini lo fece nominare cavaliere dell' Ordine della Corona d' Italia, ma era innervosito dalle previsioni e gli intimò di non darne notizia. Passarono i decenni; ma che erano per chi bada alle stelle? Con Gronchi arrivò pure il titolo di Cavaliere della Repubblica e lettere grate di governanti da quasi ogni nazione della terra. Ma a lui premevano più i fogli protocollo dov' erano i tracciati e i conti di ventimila terremoti. Reticente Bendandi non badò troppo neppure al suo sindaco comunista che giudicatolo scienziato proletario gli fece intestare un milione e mezzo di lire per le ricerche. Era ottantaseienne nella modesta casa laboratorio di Via Manara 17 a Faenza a trafficare col suo rullo, quando sentì quella volta tremargli il cranio. Cadde muto; tra tavolo e stufa della camera da letto ai primi di novembre dell' anno 1979, italianissimo e grande perché «Il sito figurò colui del polo e a tutti i pianeti il luogo diede: poi rispose che quel ch' avea temuto, come predetto fu, gli era avvenuto» (Canto XLIII, Ottava 117, Orlando Furioso).
Pagina 37 (5 novembre 2004) - Corriere della Sera

Raffaele Bendandi era un autodidatta a tutto campo, le sue ricerche spaziavano dall’astronomia, alla geofisica, dalla magnetica agli studi cosmici e atmosferici, e anche della radioattività atmosferica in relazione a scopi atomici. Costruì modelli innovativi di sismografo, riuscendo a venderli in tutto il mondo. Nel 1927 fu nominato da Benito Mussolini Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia, ma successivamente gli fu proibito di pubblicare ulteriori previsioni sui terremoti in Italia, pena l’esilio. Ma riuscì ad aggirare il divieto, scrivendo i suoi articoli per i giornali americani.
Siamo nel 1931 quando Bendandi consegna all'Accademia Pontificia i risultati delle sue ricerche sul ciclo di 11 anni del Sole. In seguito pubblica a proprie spese “Un principio fondamentale dell’Universo” e nel 1959 afferma di avere scoperto un nuovo pianeta all'interno del sistema solare tra Mercurio e il Sole, dandogli il nome della sua città natale, Faenza. Poi nel 1972 l'astronomo americano Wood e nel 1976 l’inglese Smith portarono avanti le sue ricerche sulla previsione dei terremoti, e ne migliorarono l'analisi e i risultati. Avvicinandosi ai nostri giorni scopriamo che aveva previsto anche il terremoto del Friuli del 1976, aveva anche avvisato le autorità che però non gli diedero ascolto. Raffaele Bendandi fu trovato morto, in circostanze misteriose, il 3 novembre 1979 nella sua casa-osservatorio in via Manara 17 a Faenza. Il sismologo non ha mai rivelato il suo metodo di previsione, tuttavia non ha mancato di ricordare che il principio su cui basò le sue scoperte fu quello delle maree e più volte ha sottolineato il fatto che il terremoto è un fenomeno che coinvolge l'intero globo. Secondo lo studioso, fu questa mancata visione globale del fenomeno, la principale difficoltà che impedì ad altri di riuscire nelle previsioni. Il motivo per cui non rivelò il metodo di previsione era dovuto alla difficoltà di Bendandi di individuare le località degli eventi.

LE TEORIE ATLANTIDEE
Attraverso le sue ricerche tentò di spiegare la catastrofe che potrebbe aver provocato la scomparsa di Atlantide. Egli sostenne che le forze gravitazionali planetarie, sommandosi, avrebbero provocato uno spostamento del polo geografico, con conseguente spostamento del rigonfiamento equatoriale e allagamento di alcune regioni del globo. Bendandi determinò nel 10431 a.C. l'anno in cui si sarebbe verificato questo cataclisma( Epoca, anno II, n.58, del 17 novembre 1951.) Un secondo cataclisma di minori proporzioni, effetto del concorso delle forze gravitazionali di un numero minore di pianeti, si sarebbe verificato nell'anno 2687 a.C. e potrebbe corrispondere al Diluvio Universale. Egli stimò che un evento analogo a quello del 10431 a.C. si sarebbe ripetuto nella primavera del 2521 d.C.

martedì 22 marzo 2011

Nan Madol parte 4




Il viaggiatore-scrittore inglese, Oliver Sacks ha visitato l'isola di Pohnpei e le rovine di Nan Madol abbastanza recentemente e ce ne ha lasciato un’interessante descrizione.
Oliver Sacks da tempo risiede a New York dove ha uno studio neurologico, ed è divenuto famoso per i suoi libri che parlano delle storie cliniche e umane dei suoi pazienti. Fu da uno di essi, Awakenings (Risvegli), che fu tratto il film interpretato da Robin Williams e Robert De Niro. Il suo interessante viaggio alle Isole Caroline, a Guam e in altri luoghi dell'Oceano Pacifico è descritto nel libro L'isola dei senza colore (titolo originale: The Island of the Colorblind and Cycad Island. Vediamone alcuni stralci:
“Negli anni Trenta del secolo scorso, quando Darwin viaggiava sul brigantino Beagle, esplorando le Galapagos e Tahiti, e il giovane Melville sognava i suoi futuri viaggi nei Mari del Sud, James O'Connell, un marinaio irlandese, fu abbandonato su Pohnpei, un'isola vulcanica dai rilievi imponenti. Le circostanze dell'arrivo di O' Connell sono poco chiare: nelle sue memorie egli dichiarò di aver fatto naufragio con il John Bull nei pressi di Pleasant Island fino a Pohnpei, raggiungendola in soli quattro giorni. Una volta arrivati, scriveva O'Connell, lui e i suoi compagni venero attaccati dai "cannibali" e poco mancò che fossero serviti per pranzo; riuscirono però a distogliere i nativi dai loro propositi (quanto meno così credevano) con una travolgente giga irlandese. Ma le avventure di O'Connell non erano finite; fu sottoposto a un tatuaggio rituale da una giovane pohnpeiana, che risultò figlia di un capo; poi la sposò, e divenne capo egli stesso.
Quali che siano le esagerazioni di O'Connell (i marinai hanno la tendenza a raccontare storie, e alcuni studiosi lo considerano un mitomane), egli era comunque anche un osservatore attento e curioso. Egli fu il primo europeo a chiamare Pohnpei o Ponape con il nome indigeno (nella sua grafia, Bonabee); il primo a dare accurate descrizioni di molti riti e costumi pohnpeiani; il primo a redigere un glossario della lingua locale; infine, il primo ad aver visto le rovine di Nan Madol: i resti di una monumentale cultura risalente a duemila anni fa, ossi al mitologico keilahn aio ("l'altro lato di ieri"). L'esplorazione di Nan Madol fu il momento culminante dell'avventura pohnpeiana di O'Connell, egli descrisse le "stupende rovine" con minuziosa attenzione, fino al loro misterioso abbandono e al loro tramutarsi in luogo tabù. La vastità delle rovine e il silenzio profondo in cui erano immerse lo spaventarono fino a che, sopraffatto dall'atmosfera aliena che vi regnava, fu assalito dall'ardente «desiderio di tornare a casa». Egli non fece riferimento (probabilmente perché non le conosceva) alle altre culture megalitiche sparse per la Micronesia: le gigantesche rovine basaltiche di Kosrae, i megaliti taga di Tinian, le antiche terrazze di Palau e i massi da cinque tonnellate di Babel-daop, che portano scolpiti volti simili a quelli dell'isola di Pasqua. O'Connell tuttavia colse quel che né Cook né Bougainville (e per la verità nessuno dei grandi esploratori) avevano compreso, cioè che queste isole oceaniche primitive, con le loro culture apparentemente semplici ("culture della palma") furono un tempo sede di civiltà monumentali.
Andammo a Nan Madol il primo giorno che passammo interamente a Pohnpei. Situata sul versante più lontano dell'isola, Nan Madol era raggiungibile più facilmente via mare. (…)
Su tutto il pianeta non c'è nulla che somiglia a Nan Madol, questa antica costruzione megalitica (oggi abbandonata) di circa un centinaio di isole artificiali, connesse da innumerevoli canali. Non appena ci avvicinammo - ora procedendo lentamente, perché l'acqua era bassa, e i passaggi navigabili stretti - cominciammo a vedere i particolari delle mura, le enormi colonne esagonali di basalto nero, combacianti le une con le altre così bene da avere resistito alle tempeste e al mare - agli insulti devastanti di venti secoli. Scivolammo silenziosamente fra le isolette e infine approdammo sull'isola fortezza di Nan Douwas, con la recinzione di basalto alta più di otto metri, la grande cripta centrale e gli angoli destinati alla meditazione e alla preghiera.
Pieni di curiosità, e anche indolenziti dal viaggio in barca, balzammo giù in fretta e ci fermammo sotto le mura gigantesche; stupiti, ci chiedevamo come i grandi blocchi prismatici - alcuni di certo pesavano molte tonnellate - fossero stati estratti e trasportati da Sokehs (che è dalla parte opposta di Pohnpei ed è il solo luogo nelle vicinanze da cui si estragga il basalto), e poi sistemati con tanta precisione. L'impressione di potenza e di solennità era fortissima - ci sentivamo deboli, schiacciati, sotto le mura silenziose. D'altra parte, percepivamo anche l'assurdità e la megalomania che sempre si accompagnano al monumentale (le «selvagge scelleratezze della magnanimità antica»), tutte le crudeltà e le sofferenze che l'accompagnano. Il barcaiolo ci aveva raccontato dei Saudeleur, signori dissoluti che conquistarono brutalmente Pohnpei e regnarono su Nan Madol per molti secoli, esigendo tributi sempre più estenuanti in cibo e lavoro. Viste in tale luce, le mura prendevano un aspetto diverso: sembravano trasudare il sangue e le lacrime di intere generazioni. E tuttavia, come le piramidi d'Egitto e il Colosseo, avevano una nobile solennità.
Nan Madol è ancora pressoché sconosciuta al mondo esterno, quasi come quando O'Connell vi capitò 160 anni fa. Alla fine del diciannovesimo secolo, essa venne studiata da alcuni archeologi tedeschi; ma solo negli ultimi anni, grazie alla datazione al radiocarbonio, che colloca gli insediamenti umani intorno al 200 a. C., si sono ottenute conoscenze più ampie e approfondire sul luogo e la sua storia. I pohnpeiani, naturalmente, hanno sempre saputo di Nan Madol - una conoscenza incastonata nel mito e nella tradizione; ma siccome quest'ultima è piena di leggende che narrano la morte prematura di chi offese gli spiriti del luogo, essi sono restii ad avvicinarsi a Nan Madol, che rimane avvolta nella sacralità e nel tabù.
Mentre Robin ci spiegava come si svolgeva un tempo la vita nella città intorno a noi, il luogo cominciò a respirare e animarsi. Là c'erano gli attracchi per le antiche canoe, diceva Robin indicando verso Pahnwi; quello è il masso dove le donne incinte andavano a strofinarsi il ventre per assicurarsi un parto facile; là (e indicava a l'isola di Idehd) si celebrava ogni anno un rito di espiazione culminante nell'offerta di una tartaruga a Nan Somwohl, la grande anguilla marina che faceva da tramite fra gli uomini e il loro dio. Là, sui Peikapw, c'era la magica pozza d'acqua nella quale i Saudeleur vedevano tutto ciò che accadeva a Pohnpei. E laggiù il grande eroe Isohkelekel, che infine aveva sbaragliato i Saudeleur, sconvolto nel vedere riflesso nell'acqua il proprio volto decrepito si annegò: una sorta di mito di Narciso capovolto.
In definitiva, è il suo aspetto vuoto, deserto, a rendere Nan Madol tanto misteriosa. Nessuno sa quando o perché fu abbandonata. Forse la burocrazia collassò sotto il proprio peso? Fu l'avvento di Isohkelekel a metter fine al vecchio ordine, oppure gli abitanti furono falcidiati dalle malattie, dalla peste, da un cambiamento climatico, o dalla fame? O forse il livello del mare crebbe inesorabilmente fino a inghiottire le isole più basse? (Molte di esse, oggi, sono sotto il livello del mare). Si avvertiva forse un'antica maledizione, una fuga superstiziosa e incontrollata delle antiche civiltà da questi luoghi? Quando O'Connell li visitò, 160 anni fa, erano già stati abbandonati da circa due secoli. Questo mistero - l'ascesa e la caduta delle culture, le imprevedibili svolte del destino - ci rese silenziosi e riflessivi, mentre facevamo ritorno a terra…”

domenica 20 marzo 2011

Giganti....


Quanto si potrebbe scrivere su questa razza misteriosa e ancestrale.
Quanto vorrei avere il tempo di parlarvi di Pigafetta e delle sue precise annotazioni scientifiche intraprese nei viaggi con Magellano. Quanto vorrei spiegarvi perchè tutti i suoi scritti furono presi oro colato. Tutti tranne uno: quello sui giganti della Patagonia.
Quanto vorrei avere il tempo per scrivere un bel post sui Nephilim...
Ma non ne ho.
Oggi però vi parlerò dei giganti, di un tipo....


Recenti attività di esplorazione in una regione settentrionale dell'India hanno portato alla luce resti scheletrici di un essere umano di dimensioni fenomenali. La scoperta sembra sia stata fatta dall'équipe del National Geographic  con il supporto dell'esercito indiano in quanto l'area è sotto controllo militare.
Sembra, mi spiace continuare a usare quasti dubitativi, che la squadra di esplorazione abbia anche trovato delle particolari tavolette con iscrizioni che attesterebbero l'appartenenza del “Gods of Indian” a un'era antica, la mitologica “Brahma”. Secondo questi antichi scritti in quell'era vivevano i giganti.
Secono altre tavolette questi esseri sarebebro stati una razza di superuomini, sono menzionati nel Mahabharata, un poema epico, lungo circa 10 volte Odissea e Iliade messi insieme, che risale al 200 aC.
“Erano molto alti, grossi e molto potente, dei giganti che potevano mettere le braccia intorno a un tronco d'albero e sradicarlo”, dice il rapporto. Affermazioni già divulgate in un'altro studio del 2004.
Non sappiamo se ciò corrisponda a realtà.
Però eccovi le foto.



Insomma a noi paiono un pò... così... queste foto, ciò non implica certo che i Giganti non siano mai esistiti in quanto altre foto in giro per la rete sono valide e certificate come questa qui sotto:



L'importante è che ognuno pensi con la propria testa.